Quando avere la pila fa la differenza! /2

Torce tascabili

Dopo la prima puntata, complice il tempo autunnale e il buio che inizia alle 6 del pomeriggio, procediamo nel viaggio un po’ “vintage” e un po’ “amarcord” attraverso le torce elettriche che hanno illuminato le mie avventure.

La mia prima torcia tascabile è stata Superpila M79! Carcassa in acciaio verniciato, proiettore e vetro di protezione in policarbonato, contatti in lega di rame. Funzionava con una batteria da 4.5V modello 3LR12 detto anche Pila Piatta o pila per lanterna.

Controllare la carica… con la lingua

Oggi sarebbe una di quelle cose da scrivere con tanto di: “Non fatelo a casa!”, non è sicuro, eccetera, ma quando ero piccolo sapete come facevo a sapere se la pila era carica oppure no?

Usando un tester? Nemmeno sapevo cosa fosse.

Usando un indicatore a Led come questo?

Nooo! Bastava appoggiare i due terminali della pila sulla lingua e in base al frizzicolio che si sentiva si poteva stimare lo stato di carica. Altro che circuiti elettronici! Bastava la lingua.

Per chi non le avesse mai viste, ed in effetti anche io non supponevo fossero ancora in vendita, sotto vedete come sono fatte queste batterie. Noterete le due linguette piegate verso il centro, dove appoggiavo la lingua.

Descrizione della torcia

Grazie a Google sono riuscito a trovare qualche immagine, dato che la mia torcia non so più che fine abbia fatto. Eccola qua, nella sua splendente colorazione arancio, tra l’altro in un buono stato di conservazione, per essere un oggetto degli anni ’70.

Ho trovato anche una foto dell’interno, anche se i colori sono un poco innaturali, ma permette di vedere i dettagli costruttivi. Si vedono i due contatti, la lampadina al centro e l’interruttore a slitta. Il verso di inserimento della pila non era specificato, ma io ricordo bene che mettevo il polo negativo (quello con la linguetta più lunga) dal lato della lampadina, e il più corto verso l’interruttore. Questo perché una volta mi era capitato un cortocircuito accidentale tra le linguette.

Faceva Luce?

Rispetto alle pile di oggi?

No! La lampadina non era particolarmente potente e il riflettore non molto efficiente. Illuminava in modo accettabile da vicino, o all’interno di una tenda o di una stanza, ma all’aperto era meglio spenta. Sì, avete capito bene, ci si vedeva meglio tenendola spenta!

Ricordo un campeggio con amici, nel bosco, in cui la sera si riusciva a vedere molto meglio lasciandola spenta, anche se non c’era Luna piena.

Ma aveva fondamentalmente tre pregi:

  • Non si rompeva mai
  • Era comoda da tenere in tasca
  • La batteria durava molto a lungo

Quanto alla robustezza era davvero eccezionale. Poteva cadere, finire in acqua, essere calpestata, che continuava a funzionare senza problemi. Certo non era a tenuta stagna, ma bastava farla asciugare e tornava a funzionare come prima.

Ed anche la forma era fantastica perchè poteva stare comodamente in tasca. Poteva quasi essere considerata una torcia EDC (Every Day Carry – da portare con sé tutti i giorni).

Quanto alla durata, devo dire che analizzando l’articolo di Wikipedia, sono rimasto sorpreso nello scoprire che una pila piatta da 4.5V, alcalina, immagazzina fino a 6100 mA, che diventano più di 24Wh se consideriamo una tensione media di scarica di 4V. Decisamente non male. È l’equivalente di due celle 18650 che ho usato per il mio pacco di batterie, solo che non è ricaricabile.

Arrivano le ricaricabili

Ecco appunto, le ricaricabili.

Basta così, la prossima volta vi racconto delle mie prime esperienze con le pile ricaricabili al Nichel Cadmio. Oggi citare il Cadmio equivale a bestemmiare, ma al tempo erano le migliori pile ricaricabili disponibili.

Autore: Gianbattista

Appassionato di tecnologia, è l'autore di Qt5 Quanto Basta. Per lavoro mi occupo di elaborazione delle immagini per applicazioni industriali.

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