Scegliere l’inverter

Questa volta vi racconto di come mi sono regolato nella scelta dell’inverter per il mio progetto di power bank da 1kWh, che ho soprannominato: Tafarn 1.

Vi anticipo solo che accoppiare inverter e celle è molto importante, e permette di estrarre il massimo dal vostro progetto.

Scegliere la potenza dell’inverter

Innanzitutto la potenza! Il primo esperimento l’ho fatto con un vecchio inverter ad onda quadra modificata, da 600W, che pensavo potesse reggere la macchinetta del caffè da 1300W, invece nemmeno riusciva ad accenderla, figuriamoci fare il caffè.

A quel punto ho deciso di comprare un inverter, ma per fare cosa? La prima idea era quella di poter fare il caffè sulle piste da sci! Dato che io non scio, pensavo, mentre aspetto gli amici e i figli, almeno mi posso fare il caffè!

Ma come vi ho raccontato ne “Il costo di un inverter“, il costo di un inverter oggigiorno è decisamente basso, pertanto, perchè non ampliare lo scopo del progetto, e passare da alimentare la macchina del caffè ad alimentare tutta casa?

Un inverter da 2500W di potenza costante, ovvero da 5000W di potenza di picco mi è sembrato un ragionevole compromesso tra costo e prestazioni. Nel video sotto, vedete il mio inverter collegato alla prima versione del pacco di batterie:

Ecco il link alla pagina dove l’ho comperato: SWI Power 2500W Pure Sine Inverter

La tensione di funzionamento

Questo è stato il secondo criterio di scelta, e si tratta di un criterio molto importante. Ho scelto di lavorare con un inverter a 48V per avere delle correnti ragionevoli, quindi verosimilmente una efficienza maggiore.

Se per fare un conto semplice, consideriamo 50V al posto di 48, bastano “solo” 50A per fare 2500W. Se avessi scelto lo stesso modello, ma a 12V, supponendo di lavorare a 12.5V per semplicità di conto, mi sarebbero serviti 200A per ottenere la stessa potenza. Capite che 200A sono ben altra cosa rispetto a 50A.

Visto che la potenza dissipata aumenta con il quadrato della corrente e un cavo da 10 mmq in rame ha una resistenza da 1,71 mOhm al metro (ho preso il dato da questo sito) quanta potenza viene dispersa?

Se considero 1 metro di cavo da 10 mmq dal positivo della batteria al positivo dell’inverter e un altro metro di cavo dal negativo dell’inverter al negativo della batteria, in totale fanno 34,2 milli Ohm. Facendo il conto, escono numeri sconvolgenti:

50A x 50A x 34,2 mOhm = 85W

Se invece dovessi usare un inverter da 12V, con lo stesso cavo non potrei dato che avrei una potenza dissipata di:

200A x 200A x 34.2 = 1300W

E il cavo si fonderebbe. Servirebbe un cavo bello grosso, da 100 mmq che equivale ad un diametro di 13 mm, che porterebbe la potenza dissipata a 130W.

Ora non mi restava che selezionare il più adatto tra tutti gli inverter a 48V nominali, controllando l’efficienza, dato che passare da 85% a 92% vuol dire sprecare solo altri 200W a massima potenza al posto di 375W.

Ma non è stato questo l’unico parametro di cui ho tenuto conto. Anche il range di tensione di funzionamento è essenziale per fare in modo che l’inverter sia in grado di gestire tutta la dinamica delle batterie ed estrarre il massimo dell’energia.

Accoppiamento batterie / inverter

Le batterie al litio hanno una tensione nominale di 3.6V, ma in realtà la loro tensione varia tra 4.2V e 2.5V. Inoltre si deteriorano molto rapidamente se vengono scaricate fino a 2.5V pertanto in genere non si scende sotto i 3V. Anche perché la quantità di energia che estrae tra 3V e 2.5V è abbastanza piccola, rispetto al danno che si fa alla cella.

Per fare questi ragionamenti, basati su dati oggettivi, non su congetture, mi sono appoggiato al sito lygte-info.dk, dove ho trovato dei test ben fatti su tutte le batterie disponibili sul mercato. Ecco, nel caso della pila Samsung INR18650-35E, l’andamento dell’energia erogata rispetto alla tensione della cella, a diverse correnti di scarica:

Con il rettangolo blu ho evidenziato la zona della curva a 5.0A, in cui la tensione passa da 3.0 a 2.8V. Come si vede in quel punto c’è un forte cambio di pendenza della curva, che pertanto diventa più verticale, e l’energia in più che si potrebbe estrarre passando da 3 a 2.8V è inferiore al Wh, ovvero circa 8% della capacità totale.

La situazione ideale è quella di un inverter che accetta in ingresso un multiplo esatto di 4,2V e che si spegne automaticamente prima che le celle scendano sotto i 3V.

Proviamo a vedere di la tensione minima supponendo di usare una delle seguenti configurazioni: 13, 14 e 15 celle in serie.

  • 3V x 13 celle = 39V
  • 3V x 14 celle = 42V
  • 3V x 15 celle = 45V

Proviamo adesso a vedere la tensione massima quando le celle sono cariche e a calcolare il range risultante:

  • 4.2V x 13 celle = 54.6V -> Range: 39V – 54.6V
  • 4.2V x 14 celle = 58.8V -> Range: 42V – 58.8V
  • 4.2V x 15 celle = 63.0V -> Range: 45V – 63.0V

Pertanto, come faccio a decidere quale configurazione usare tra 13S, 14S, 15S? La S indica che le celle sono in serie, quando invece sono in parallelo si indica con P.

Basta prendere le caratteristiche tecniche dell’inverter, cercare il range di tensioni in ingresso e confrontarlo con i valori ottenuti.

Nel mio caso l’inverter ha un range di lavoro tra 40V e 61V.

Nel caso 13S non ho problemi con la tensione massima, e se l’inverter si spegne a 40V, la tensione sulle celle è di 3.07V, il che non è molto lontano dai 3V ipotizzati. Non male!

Nel caso 14S, non ho problemi di tensione massima, anche se da 58.8V a 61V il margine è di soli 2.2V. Per quanto riguarda la tensione minima, basta fare:

40V / 14 Celle = 2.85V

La tensione minima è inferiore al limite che mi ero dato, ma sempre superiore a 2.5V che è il limite invalicabile, o le celle saranno morte entro pochi cicli di carica scarica.

Nel caso 15S, invece ho una tensione massima di 63 V che è 2Volt superiore alla massima tensione ammissibile, mentre dal punto di vista della tensione minima, se faccio 40V/15 Celle = 2,67 ovvero solo 17mV sopra la tensione limite, che è un po’ scarso come margine di sicurezza.

Pertanto, solo due soluzioni sono applicabili, ovvero 13S e 14S.

Alla fine ho scelto 14S perchè massimizza l’energia che riesco ad estrarre dalla cella e con una tensione di lavoro leggermente superiore dovrebbe garantirmi una efficienza complessiva maggiore.

Cosa succede quando le batterie finiscono?

L’inverter ha un segnale acustico a 42 volt, poi si disattiva. Lo potete vedere nel video seguente:

Cosa succede se non ottimizzo le batterie?

Cosa potrebbe succedere se non riesco a configurare le batterie in modo da accoppiarle bene con il range di tensione in ingresso? Semplice: butto via dei soldi!

Inizialmente, per tenere bassi i costi, avevo pensato di usare delle celle al litio da modellismo, basandomi su una configurazione molto usata, ovvero 3S. In particolare avevo trovato delle celle da 8Ah abbastanza economiche:

https://hobbyking.com/it_it/zippy-flightmax-8000mah-3s1p-30c-lipo-pack.html

Queste celle hanno la caratteristica di erogare correnti mostruose! Ad esempio il modello di cui sopra eroga fino a 240A per cella, pertanto mi sembravano un buon modo di generare 2500W, senza spendere un capitale.

Però il problema era che unendo celle a gruppi di 3 potevo mettere 15 celle in serie, ovvero 15S, ma in questo caso la tensione massima superava il range operativo dell’inverter. L’unico modo era di usare una configurazione 12S.

Perchè 12S non va bene? La risposta è semplice: se la tensione minima è 40V e io ho solo 12 celle, vuol dire che l’inverter si spegne quando le celle sono a 3.3V.

Se prendiamo il grafico che mette in relazione l’energia e la tensione della cella, vedete come staccando a 3.3V, sulla curva a 5A, riesco ad usare solo 7Wh al posto di 12Wh, per cella, ovvero riesco a sfruttare solo il 60% della capacità delle celle. Ovviamente supponendo che la caratteristica delle celle sia la stessa.

Quindi quello che potrebbe essere un vantaggio economico, in realtà non lo è perché dovrei usare un numero maggiore di celle in parallelo per riuscire ad avere la capacità di 1kWh che ho pianificato. Infatti in questo caso per avere una capacità utile di 1000 Wh, devo costruire un sistema da 1600 Wh, vanificando il vantaggio economico.

Conclusioni

Al solito non è semplice mettere assieme dei pezzi e farli funzionare bene, ma se avete in mente progetti simili, penso di avervi dato gli strumenti per capire come configurare il pacco di batterie in modo da ottenere il massimo in base al costo del sistema. Dopo tutto anche questa è una forma di efficienza.

Nei prossimo articoli vi racconterò altri aspetti che ho imparato sviluppando il mio progetto e in particolare di come ho costruito il pacco di batterie. Tutti gli articoli verranno raccolti nella pagina Tafarn-1. Iscrivetevi alla mailing list per ricevere gli aggiornamenti settimana per settimana.

Un Powerbank da 100W? /2

Le nuove batterie 21700 e il nuovo standard USB Type C cambieranno la storia? Seconda puntata.

Introduzione

Nella puntata precedente mi sono soffermato sulle applicazioni delle pile al litio 18650 e sulla loro evoluzione, le 21700. Oggi proviamo a progettare un Powerbank da 20.000 mA con i due modelli di pila per vedere come cambia il rendimento. Per semplificare, supponiamo che il powerbank sia formato da 6 celle in parallelo.

Dove trovare i dati

Ci appoggeremo al sito www.lygte-info.dk che è una vera miniera di dati sulle pile ricaricabili al litio, sia 18650 che 21700. Non so chi mantenga il sito, ma sono tantissime le celle testate nel corso degli anni, e vi si trova il test report per quasi tutte le celle disponibili sul mercato.

Primo caso: 6 pile 18650

Partiamo con le celle LG 18650 MH1 da 3200 mA. Queste celle sono interessanti perché sono state testate a novembre 2014, quindi non sono nuovissime, ma 4 anni non sono certo un’era geologica.

Inoltre c0n 3200 mA avevano al tempo, una ottima capacità (oggi le migliori arrivano a 3500 mA) e visto che 6 celle in parallelo fanno 19200 mA, sono un buon compromesso per costruire il nostro power bank.

6 celle x 3200 = 19200 mA

Se volessi estrarre 100W dalle celle? Supponendo una tensione di 3.6V, servono circa 28A, pertanto prendo la curva a 5A.

Ecco il grafico corrispondente a 0.2A (che usiamo come indicatore della tensione nominale) e 5A

Come si vede, anche con una scarica a 5A le celle sono in grado di erogare leggermente più di 3000 mA (ovvero 3.0 Ah).

Guardando la curva, stimo la tensione media erogata dalla cella mettendomi a metà della capacità erogata, ovvero a 1.50 Ah, e guardando la corrispondente tensione (3.4V)

Ora, data la tensione, quanti ampere servono per generare 100W?

100W / 3.6V = 29.41 A, ovvero 4.9 A per cella

Quindi la curva a 5 A è ragionevole.

Potenza dissipata (caso 18650)

Come faccio a sapere quanta potenza viene dissipata dalla resistenza interna delle celle? L’approssimazione più semplice è quella di guardare la differenza di tensione tra la curva a 0.2A e la curva a 5A. Guardando il grafico si vede che si tratta di circa 300 mV.

Pertanto posso supporre che la resistenza interna della cella si mangi circa 300 mV (il che corrisponde ad una resistenza interna di 60 milli Ohm

0.3 V / 5A = 0.060 Ohm

Se leggete i dati riportati sulla scheda del test, troverete una resistenza interna di 0.070 Ohm

Dato che in totale ci sono 29A, con 300 mV, fanno: 8.7W

Naturalmente questa è una approssimazione basata sulla tensione media, quindi anche sulla corrente media.

Se consideriamo la tensione iniziale di 3.9V otteniamo una corrente di:

100W / 3.9V = 25.6A -> 4.2 A per cella

Se invece considero la tensione finale di 3V, ottengo una corrente di

100W / 3.0V = 33.3 -> 5.5A per cella

Quindi visto che la corrente aumenta mano a mano che la cella si scarica, così anche la potenza dissipata e possiamo stimare considerando sempre 0.3V tra un valore minimo quando la cella è carica:

0.3V x 25.6 A = 7.7W

Ad un valore massimo, quando la cella è scarica di:

0.3V x 33.3A = 10W

Secondo caso: 6 pile 21700

In questo secondo caso proviamo a simulare un powerbank formato da 6 celle Samsung INR21700-30T, che seppure nominalmente hanno una capacità inferiore, in pratica erogano comunque 3 Ah quando vengono usate con un carico di 5A.

Nuovamente prendiamo un punto intermedio della curva, corrispondente a 1.50 Ah, e leggiamo la tensione corrispondente, che vale 3.6V.

Sulla base della tensione media, valutiamo la corrente media come:

100W / 3.6V = 28 A -> 4.66 A per cella

Ora valutando la differenza di tensione tra la curva a 0.2A e la curva a 5A, otteniamo una tensione di circa 100 mV.

Basta questo numero per capire che questo tipo di batterie ha una efficienza circa 3 volte superiore, dato che passiamo da 300 mV a 100 mV.

Potenza dissipata (caso 21700)

Se prendo la corrente media di 28A, una perdita di tensione di 100 mV ottengo una potenza dissipata di soli 2.8W

28A x 100 mV = 2.8W

Se considero la tensione iniziale di 4.1 V ottengo una corrente di:

100W / 4.1V = 24A -> 4 A per cella

Che corrisponde ad una potenza minima di 2.4W

Nel calcolo della potenza massima, corrispondente al caso in cui le celle sono scariche, vanno fatte alcune considerazioni.

Guardando la curva si vede come dopo aver erogato 2.75 Ah la curva della tensione abbia un crollo verticale. Pertanto prendiamo come riferimento una tensione 3.2V. Con questa tensione la corrente diventa:

100W / 3.2V = 31 A -> 5.2A per cella

La potenza dissipata in questo caso diventa 5.2W.

Analizzando Litonite Vulcan Plus

Non saprei dire per certo che Litonite Vulcan Plus sia costruito con celle 21700. Posso però dire che le dimensioni del powerbank (171 x 79 x 23 mm) sono compatibili, dato che lo spessore è di 23 mm, ovvero di soli 2 mm in più.

Anche la scelta delle 6 celle, mi sembra compatibile, se consideriamo una disposizione di 3 celle x 2. Infatti 3 celle affiancate occupano 21 x 3 = 63 mm, mentre la larghezza complessiva è di 79 mm.

Quanto alla lunghezza, due celle sono lunghe 2 x 70 mm ovvero 140mm, pertanto rimangono circa 30 mm per l’elettronica di controllo.

Inoltre il contenitore in alluminio e non in plastica mi fa pensare alla necessità di scaricare bene il calore.

Concludendo

Nella simulazione fatta solo le celle 21700 riescono a dissipare una potenza accettabile erogando 100W di potenza. Se consideriamo la potenza media, abbiamo solo 2.8W, che sono adatti a stare in tasca.

Se considero l’efficienza del sistema, ottengo 100W con 2.8W di perdita, si tratta di una efficienza del 97%.

Attendo i vostri commenti!

Un Powerbank da 100W? /1

Le nuove batterie 21700 e il nuovo standard USB Type C cambieranno la storia? Prima puntata.

Introduzione

Non so cosa dirvi, ma a me le batterie ricaricabili al litio piacciono proprio. In particolare le celle cilindriche, con formato 18650 (18 mm di diametro, 65 mm di lunghezza), come per esempio questo modello LG INR18650-HG2 3000mAh 20A, che trovate su Amazon:

Sarò stato contagiato da Elon Musk e dalla Tesla, o sarà perchè il mio primo cellulare aveva le pile al litio (ed era tra i primi ad averle), fatto sta che le trovo incredibili! Ho persino creato un canale Youtube, Low Battery, per raccontare le mie avventure con le pile al litio. Guardatevi il video del BBQ fatto usando le batterie!

Hanno cambiato la nostra vita, hanno reso possibili gli smartphone, tutti i gingilli che ci portiamo dietro ogni giorno, una nuova generazione di auto elettriche, che sono un balzo nell’iperspazio rispetto alla seconda generazione lanciata negli anni ’90, con accumulatori al piombo. Per chi non lo sapesse, la prima generazione di auto elettriche, datano 1900, prima dell’invenzione della ford model T e usavano gli accumulatori al piombo.

In una puntata precedente: “Mai più senza Powerbank” vi ho raccontato i miei personalissimi criteri per la scelta di un Powerbank ovvero di un pacco di batterie al litio da usare per ricaricare il telefono cellulare.

Ora vediamo perché potremmo chiedere a Babbo Natale un Powerbank da 100W

Cosa potremmo fare con un Powerbank da 100W

Ormai il tempo è maturo per ampliare l’uso dei Powerbank anche alla ricarica del computer portatile. Già adesso lo usiamo per caricare il cellulare, lo smartphone, la GoPro, il Kindle (sì anche il nostro Kindle Paperwhite), lo smartwatch, le casse bluetooth, l’orologio o il contapassi.

Infatti potrei usarlo per ricaricare il mio nuovo PC aziendale, che si carica anche tramite una porta USB Type C, oppure anche per un nuovo MacBook Pro. Il protocollo che permette questo si chiama Power Delivery, quindi il nome completo del collegamento sarebbe: USB Type C PD.

Quanta potenza riesce a trasferire un collegamento USB Type C PD? Fino a 100W, ovvero 5A con una tensione di 20V.

Cosa offre il mercato

Questo articolo trae spunto da una semplice domanda: esistono già sul mercato dei Powerbank in grado di erogare 100W tramite lo standard USB Type C PD?

Ebbene la risposta è sì!

Questo prodotto, chiamato Litionite Vulcan Plus promette 100W ovvero 5A a 20V.

Analizzando meglio il prodotto, sono rimasto colpito dal fatto che l’azienda Litionite ha una partita IVA italiana, ed è registrata a Senigallia, in provincia di Ancona. Non li conoscevo, ma hanno prodotti molto interessanti, potrebbe essere che sostituisco Anker? Vedremo.

Perchè solo adesso è possibile?

Come mai adesso si riescono a fare dei powerbank così potenti? Ci sono 3 fattori che si sono incastrati.

Al primo posto c’è lo standard USB Type C PD, che in pochi anni, a partire dal 2014, ha spinto i produttori di chip a produrre dei componenti dedicati ottimizzati per gestire questo livello di potenza, col risultato che il costo e la complessità di implementare un connettore USB Type C PD si sono ridotti

Al secondo posto, l’efficienza di questi nuovi chip, che non può che essere ben superiore al 90%. Non dimentichiamo che un sistema da 100W con un’efficienza del 90% ha bisogno di scaricare ben 10W di calore. Può sembrare poco, ma considerate che il Powerbank sta in tasca, o nello zaino, e a meno che non vogliate usarlo per scaldare il pranzo, è bene che la potenza dissipata non superi i 5W. Giusto per fare un paragone, la potenza dissipata da un essere umano è attorno ai 100W.

Al terzo posto dobbiamo considerare le batterie, specialmente quelle cilindriche tipo le 18650. Le loro caratteristiche nel tempo sono migliorate gradualmente, sia in termini di capacità che in termini di potenza erogabile. Ne hanno beneficiato per primi i computer portatili, che ora però le hanno sostituite con celle piatte, per costruire portatili sempre più sottili.

Ne hanno beneficiato anche altre applicazioni come per esempio sigarette elettroniche, torce elettriche, monopattini elettrici, bici elettriche, fino anche auto elettriche, ovvero Tesla, tutte alimentate da queste fantastiche celle.

Ma il vero salto in avanti è arrivato grazie ad un nuovo formato: le celle 21700.

Il solito Elon Musk

Nel 2016 Tesla e Panasonic hanno annunciato che la nuova Tesla Model 3 userà un nuovo formato per le celle al litio: il formato 21700. Cosa vuole dire il nuovo numero?

Il diametro passa da 18mm a 21 mm e la lunghezza passa da 65 mm a 70 mm. Perché queste nuove misure? Mi sfugge, ma se Elon Musk dice che questa è la misura ottimale per una cella cilindrica al litio, tendenzialmente ci si deve credere. Io riesco solo a capire che il volume passa da 16.540 millimetri cubi a 24.245 millimetri cubi, ovvero c’è un aumento del 47%.

E se non ci credete per fede in Elon Musk, considerate questi numeri: le migliori 18650 sul mercato arrivano a 3500 mA, le 21700 della Tesla Model 3 fanno 6000 mA. Ovvero con circa il 47% del volume in più fanno il 71% in più di capacità!

Nel giro di poco tempo, anche Samsung, LG, Sanyo, Sony hanno presentato la loro versione di cella 21700 e molto rapidamente sono state adottate sia per le Bici Elettriche che per le sigarette elettroniche.

Lentamente, stanno arrivando sul mercato anche le prime torce elettriche alimentate con le 21700.

Ma quanti sono 100W?

Fino a pochi anni fa la potenza disponibile su una porta USB era di soli 5W, mentre lo standard iniziale ne prevedeva 2.5 W. Io ho ancora un disco USB esterno che poteva funzionare solo usando due connettori USB in parallelo per raggiungere i 5W necessari. Certo stiamo parlando di uno standard presentato nel 1996, ovvero più di 20 anni fa, e adattato ampiamente a partire dal 2000. Forse qualcuno si ricorda ancora i mouse che si collegavano alla porta seriale con il connettore a vaschetta da 9 poli (DB9), e che furono poi soppiantati appunto dai mouse USB.

La vera esplosione dello standard USB come interconnessione energetica si è avuta grazie a Cina ed Europa che hanno forzato i produttori a garantire l’interoperabilità dei caricabatterie degli Smartphone. Forse ce lo siamo scordati, ma un tempo la ricarica di un telefono richiedeva il suo specifico caricatore.

Ma nel tempo, i 5W dell’USB non bastavano più, e sono nati standard proprietari, Apple aveva il suo che arrivava a 10W, Qualcomm ha fatto la serie Quick Charge QC1, QC2, QC3, e i cinesi hanno fatto il loro, ognuno cercando di aumentare la potenza disponibile, lavorando sia sulla corrente che sulla tensione.

Sembrava una babele di sigle e codici, fino all’arrivo sul mercato, praticamente solo l’anno scorso, di USB TYPE C PD.

Questa sigla dovrebbe portare equilibrio nella forza (la forza elettromotrice)

E se facessimo una simulazione?

Per oggi basta, la prossima settimana, vi propongo una simulazione in cui compariamo un pacco di batterie fatto con le 18650, con uno fatto con le 21700, analizzando tensioni, correnti e potenza dissipata.

Vai alla seconda puntata: Un Powerbank da 100W /2

Mai più senza PowerBank!

Una guida ragionata alla scelta di un Powerbank per l’estate

Ormai siamo pieni di dispositivi elettronici portatili che in qualche modo espandono le nostre capacità. Ma se la batteria finisce e non abbiamo accesso ad una presa di corrente? L’estate è tempo di viaggi, escursioni, o semplici scampagnate in posto nuovi, portare con sé un Power Bank non è una brutta idea, anzi, direi: “mai più senza PowerBank!”

L’antefatto

Durante una recente vacanza a Berlino con 3 amici mi sono portato il mio power bank Anker, acquistato nel 2015 per 32€. Certo non proprio un prodotto da venditore ambulante in spiaggia; su Amazon trovate anche prodotti sotto i 10€, ma comunque nemmeno troppo costoso. Ancora perfettamente funzionante dopo 4 anni, riusciva a caricare 2 telefoni con una potenza superiore al classico caricabatterie dell’iPhone, e soprattutto poi ne caricava altri due e altri due ancora. Insomma era difficile scaricarlo prima di ricaricarlo la notte.

Insomma, per le mie esigenze, direi che con il powerbank sono a posto! Infatti durante la recente epidemia di acquisti compulsivi che va sotto il nome di Amazon Prime Days, mi sono salvato.

Mi serve un Powerbank potente

Mentre oziavo sull’internet (o interdet…) mi arriva un messaggio da una mia amica che mi dice: “Voglio una batteria potente come la tua, per caricare 2 telefoni contemporaneamente e che non finisca mai”

Vista la mia simpatia per il marchio Anker, non ho avuto dubbi… Anker Powercore+, con porta USB-C da 30W, praticamente una centrale elettrica tascabile!

Diciamo che la risposta non si è fatta attendere e non è stata positiva! Il costo era troppo alto! Ma io che c’entro? Vista la richiesta, non avevo dubbi, ho scelto il toppissimo!

Resto convinto che questo sia uno dei prodotti migliori sul mercato, sebbene sia disponibile in Amazon da Marzo 2017, il prezzo sia oggettivamente alto e probabilmente entro un anno o il prezzo o il prodotto verrà aggiornato.

Riparto con la ricerca

Con mia sorpresa ho trovato che il mio modello è ancora in vendita, esattamente uguale a quello da me acquistato nel 2015, solo leggermente più economico, quindi ecco la mia proposta base per la mia amica:

Come proposta alternativa invece ecco la versione più moderna, più potente, ma anche più pesante e voluminosa, ovvero della serie Anker Powercore+, 3 porte USB potenti e 26800 mA di capacità.

Questo modello, disponibile da Gennaio 2017 è una sorta di versione semplificata del primo, quello da 99€ ed è quello che la mia amica ha comprato.

Sono sicuro che si troverà bene.

La leggerezza conta, secondo me

Se volete la mia opinione, io credo che nella scelta vadano messi 3 parametri:

  • il budget di spesa
  • il peso
  • le funzionalità

Ovviamente al primo posto il budget! Se uno è disposto a spendere 50€ non ha senso che scelga un prodotto da 100€. In questo caso, se volessi un Powerbank che possa anche ricaricarmi il computer, forse è meglio rinviare la spesa a momenti migliori oppure aspettare che la curva di adozione dell’USB-C porti i prezzi a calare.

Ma al secondo posto, il peso secondo me è essenziale. Essendo un prodotto destinato a stare nello zaino, avere un oggetto da 590 grammi (Anker Powercore+ 26800) non è come averne uno da 331 grammi (Anker Powercore 20100).

Quanto alle funzionalità, se la possibilità di caricare 3 telefoni contemporaneamente alla velocità massima è un plus, allora ben vengano i 260 grammi in più.

Naturalmente la gamma di prodotti Anker è ben più ampia. Se volete farvi una idea, la trovate al link sottostante.

Pagina dei prodotti Anker

Dimenticavo

Ma se andate in vacanza e vi portate una centrale elettrica in tasca, poi vi ricordate di prendere 3 cavi per collegare 3 telefoni?

Ecco recentemente ho comprato un cavo per iPhone a 90°. Cosa vuol dire? Vuol dire che se uso il telefono mentre lo carico non ho il cavo sporge per alcuni centimetri, con il rischio che faccia da leva e rompa il connettore o il telefono. Io ho comprato questo boundle di AUKEY, uno rosso e uno nero, giusto per distinguere il mio da quello di mia moglie:

Ma il fatto che anche il connettore USB sia a 90° non va bene per l’uso di 3 cavi con il Powerbank. Comodo a 90°, ma solo dal lato del connettore Lighting dell’iPhone. Ecco quello che potete trovare su Amazon:

Cavi iPhone a 90 gradi