Ignition: An Informal history of liquid rocket propellants

Di John D. Clark

Non spaventatevi, il libro ovviamente è in inglese, ovviamente contiene un po’ di formule chimiche e ovviamente ci sono un po’ di equazioni, ma lo stile è divulgativo e divertente.

Essendo in vacanza, non sapevo cosa leggere sotto l’ombrellone, pertanto mi ci sono cimentato, tra un sonnellino, un bagno, un gelato, e un aperitivo. Anzi devo confessare che alcune volte il sonnellino è arrivato grazie al libro.

Ho iniziato a leggere l’estratto, un poco scettico, ma quando ho letto la prefazione scritta da un certo Isaac Asimov, mi sono venuti i brividi così forti che non ho potuto desistere dal comprarlo.

In effetti il testo è denso, ma non troppo, dato che alla fine si tratta pur sempre di Rocket Science. È pieno di aneddoti e racconta la storia della propulsione a razzo, partendo da Jules Verne fino ad arrivare agli anni 70, dal punto di vista di uno che ha avuto un ruolo importante, ma sempre con una certa ironia disinvolta. Per non parlare poi dei vari incidenti in cui questo o quel laboratorio saltava letteralmente in aria, per errore o per una imprevista reazione esotermica tra combustibile e ossidante.

Potreste pensare che il tutto sia ormai superato, ma in realtà ho avuto la netta sensazione che finita la corsa allo spazio con l’ultima missione Apollo, non sia successo poi molto dagli anni ’70 ad oggi.

Lo space shuttle è stato straordinario per tanti aspetti, ma alla fine poteva solo arrivare in orbita terrestre, non certo sulla Luna. E dopo lo Space Shuttle che comunque è stato concepito nei primi anni 70, il nulla, fino all’avvento di SpaceX e di Elon Musk, ma siamo ben oltre il 2000. Ci sono 30 anni in cui l’esplorazione dello spazio è progredita con il freno a mano tirato.

Come sono inciampato in questo libro?

L’ho trovato come kindle grazie alla segnalazione di Scott Manley che lo ha citato in uno dei suoi video.

Uno dei passaggi che mi ha lasciato incredulo è quello in cui viene fatto il calcolo della potenza di un razzo Saturno V al decollo. Dovete sapere che con 140 tonnellate di carico utile in orbita bassa, il Saturno V era 6 (sei) volte più potente di un Falcon 9 Block 5 attuale, o 3 volte più potente di un Falcon Heavy. E sono passati 50 anni.

Tutti gli altri razzi attualmente in uso? Sono talmente piccoli da restare fuori scala.

La spinta dei 5 motori F1 alimentati a kerosene e ossigeno liquido era di 34.000 kN. Ora capisco che 34.000 kN possano sembrare banane al secondo, ma tradotto in unità di misura più conosciute, sono circa 3.4 milioni di chilogrammi ovvero 3400 tonnellate di spinta. È il peso di una piccola nave come la USS Detroit che vedete qui sotto.

USS Detroit (LCS 7) during her acceptance trials - 1.jpg

E la potenza di un Saturno V ?

Bene la potenza era attorno ai 40 GW. Capite cosa vuol dire? Vi ricordate il dr Helmet Brown che citava 1.21 GW? Ecco questi sono 40 GW.

Giusto per mettere i numeri in prospettiva, se andate sul sito di Terna potete vedere il fabbisogno elettrico previsto e quello reale. Oggi il picco dovrebbe essere attorno ai 50 GW. Ovvero la potenza del Saturno 5 era 40GW, la potenza consumata adesso in Italia è 50GW.

Per la Delorian bastavano 1.21 GW per attivare il flusso canalizzatore!

Questo numero mi ha fatto impressione e credo renda giustizia del perché le missioni lunari non sono continuate. Le potenze in gioco sono talmente grandi che i costi correlati sono proibitivi. D’altronde stiamo parlando di un programma spaziale che è arrivato a far lavorare 400.000 persone, la gran parte estremamente qualificate.

Qualora foste interessati, questo è il link:

Ignition!: An Informal History of Liquid Rocket Propellants

Conclusione

Per oggi è tutto. Dopo due papiri sulle pile al litio:

Un Powerbank da 100 W – 1

Un Powerbank da 100 W – 2

serviva un post più leggero.

A presto.